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Anna inventa la moda. Nel vestirsi fa automaticamente quello che noi faremo domani”, con queste poche ma perfette parole Karl Lagerfeld, direttore creativo di Chanel, definisce Anna Piaggi, inventrice del vintage, che è riuscita a creare un’idea e uno stile nuovo in un periodo in cui nessuno pensava di acquistare e di indossare abiti usati.

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Anna Piaggi è uno dei personaggi innovatori di un sistema già nuovo di per sé: la moda.

Italiana di nascita ma americana di modi, paese che l’ha sempre ammirata non solo per il suo stile imparagonabile, ma soprattutto per le sue capacità di giornalista e anticipatrice di tendenze.

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Un ricciolo blu che scendeva sulla fronte, quasi un po’ a ricordare l’anticonformista Monaca di Monza de I Promessi Sposi, l’autoironia che metteva nel creare tutti i giorni outfit divertenti e mai banali che contribuivano a rendere unico il suo personaggio.

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Una talent scout di natura, un personaggio degno di essere chiamato tale, proprio come Isabella Blow, altra icona tanto acuta, quanto eccentrica del fashion system.

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Ed è proprio di queste figure, che ha sempre più bisogno il mondo della moda: innovatrici, creative ed eclettiche che calamitano l’interesse su di loro e sul loro lavoro.

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Un lavoro iniziato negli anni ’60 per Anna Piaggi, quando diventa fashion-editor di Arianna, il primo periodico femminile. Insieme al marito, il fotografo Alfa Castaldi e ad Anna Riva inventa un nuovo mestiere, la redattrice di moda. Lavora poi per Vanity Fair e per Vogue dove introduce la rubrica “D.P. Doppie Pagine di Anna Piaggi”, uno degli articoli più seguiti di Vogue Italia.

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Sempre in prima fila alle sfilate delle fashion week di tutto il mondo dove sfoggiava un cappello o un accessorio della sua vasta e curiosa collezione che comprende più di 2,865 vestiti, 932 cappelli, 265 paia di scarpe, 31 boa di piume, 29 ventagli e 24 grembiuli.

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Anna Piaggi si occupava di moda perché la riteneva un mezzo di comunicazione ed espressione creativa molto potente ma con le sue capacità poteva applicare la sua inventiva a qualunque altro campo delle arti performative, con la stessa intensità e arguzia.

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Una volta le chiesero quale altra carriera avrebbe potuto seguire, e lei rispose: “Un nuovo tipo di regina. E’ la teoria della regalità che sogno. Amo l’atmosfera, gli abiti… non mi interessano i soldi, solo lo stile e il potere”.

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Il mondo ha bisogno di figure eccentriche e smart perché sono la dimostrazione che nella vita si può scegliere se essere grigi, fagocitati all’interno di meccanismi sconosciuti e senza opportunità di crescita e speranza nel futuro o grazie a delle scelte, fatte anche a caro prezzo, a dei gusti e a delle idee decidere di cogliere l’opportunità che porta ad essere liberi.

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